l'isola che c'è...

...errare umanum est, perseverare ovest...
venerdì, settembre 28, 2007

Il Pifferaio Magico



Quest'omino qui è David Sylvian ed il titolo di questo post è l'immagine che mi ritornava alla mente mentre lo ascoltavo l'altro ieri.  Cornice dell'evento il Teatro Accademia di Conegliano Veneto, fresco di restauro, poco più di 800 poltrone, acustica perfetta...e sul palco, seduto in uno sgabello con la chitarra in grembo, lui, la sua fantastica voce e i Nine Horses cantavano le note dell'anima.
Sullo sfondo retroilluminato, il logo del tour The World Is Everything prima ed evoluzioni grafiche poi accompagnavano la mente attraverso i percorsi suggeriti dalla musica e da quella sua voce, la più elegante e sensuale voce maschile che io abbia sentito finora.
Premetto che non l'avevo mai visto prima. La mia memoria l'aveva lasciato (per modo di dire) all'epoca dei Japan, con quel suo ciuffo ossigenato e gli occhi truccatissimi, ma vederlo ieri mi ha fatto cogliere un'essenza che prima mi era mancata. L'ho ascoltato si, ma l'ho osservato in quei suoi movimenti lenti ed aggraziati. Mentre prendeva la bottiglietta d'acqua alle sue spalle o quando presentava gli altri musicisti sul palco, quando ringraziava...piccoli gesti a cui si è normalmente indifferenti sono bastati a restituirmi l'immagine di un'artista certamente eclettico e dalla creatività quasi soprannaturale ma anche un uomo dalla personalità flemmatica, quasi ascetica, che senza alcuna frenesia distilla -nota dopo nota- la purezza delle emozioni che intende trasmettere con una puntualità ed una chiarezza quasi disarmante.
Sono quasi certa di averlo visto emozionarsi abbassando lo sguardo durante le ovazioni finali tra un bis e l'altro...come se ancora non si fosse abituato a raccogliere consensi tanto forti e a sentire il suo nome urlato dai fans più calorosi.
Mentre lo sentivo cercavo di prendere coscienza di ciò che stava accadendo dentro e fuori di me, ma ben presto ho constatato che non c'era dentro e non c'era fuori, c'era qualcosa che stava accadendo dentro a quel teatro e che intrideva chiunque. Non eravamo più spettatori lì dentro, eravamo parte di un'atmosfera che di terreno aveva ben poco.
Quella musica era come un uncinetto manovrato da una pazienza certosina che, un punto alla volta, riprendeva le trame di un'anima un tantino smagliata.

Di lui hanno detto e scritto tanto, ma c'è una citazione in particolare di un giornalista di The Times che mi ha colpito e che credo colga in pieno il senso della sua arte:

" Tutta l'arte, afferma il critico Vittoriano Walter Pater, aspira alla condizione della musica. Ma che cosa si può dire di una musica che aspira alla condizione di silenzio? Che cosa dire di una musica il cui scopo non è distrarre o intrattenere, ma trasportare l'ascoltatore oltre il rumore del mondo e il mero flusso delle apparenze verso la considerazione di una realtà superiore? " (Jason Cowley)


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Ghosts
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Waterfront
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Sugarfuel
Brilliant trees
Before the bullfight
Nostalgia
Before the bullfight
The Librarian
 Every colour you are
River man
Wanderlust



[pubblicherò qualche foto su Flickr previo scrematura non appena rientrerò in possesso della mia digitale]


 

postato da: Naima alle ore 21:23 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: musica, concerti, david sylvian
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