Si è parlato tanto della campagna pubblicitaria firmata da Oliviero Toscani dove viene fotografata una modella in
avanzato stato anoressico. Come al solito ha creato scalpore, come tutte le pubblicità firmate da Toscani e sono state raccolte tante reazioni, perlopiù scosse dall'immagine estremamente cruda che voleva -secondo il fotografo- sensibilizzare l'opinione pubblica rispetto il problema del vertiginoso aumento di tutte quelle patologie che rientrano nella grande famiglia dei cosidetti disturbi alimentari.
Oggi
leggo che la campagna è stata censurata perchè non sarebbe di alcun aiuto a chi soffre di questi disturbi che, anzi, si sentirebbero umiliati e strumentalizzati sulla loro pelle.
Il fotografo va su tutte le furie e urla alla censura della sua vena artistica facendosi forte del fatto che la sua campagna era stata supportata dal ministero della salute e dal gradimento del 74% di italiani.
Mi chiedo se abbia pensato per un attimo al restante 26% che non l'ha gradito perchè prova sulla propria pelle il calvario di un percorso segnato da questo tipo di disturbi o perchè magari ne è a contatto attraverso un familiare, un'amico che vive lo stesso disagio e non ritrova in quella foto alcun messaggio utile per uscirne sulle proprie gambe.
Se devo trovare qualcosa di positivo in quella foto è il solo fatto che abbia comunque messo in evidenza un problema reale (che è sempre meglio di non parlarne affatto), ma allo stesso tempo credo che la decisione di sospendere la campagna (tra l'altro è stata bloccata già dopo la sua fine...una tempistica eccezionale!) sia giusta perchè non ha alcuno scopo nel porre un qualche rimedio alla diffusione di tali disturbi poichè un corpo così devastato è solo una trasposizione visiva di un inferno che brucia dentro e che non si spegnerà con una secchiata di quel disgusto che si prova guardandolo.
A riprova di questo basta girare un pò per i blog della piattaforma, magari cercandoli col tag *anoressia* e verrà alla luce un mondo fatto di ragazzine che parlano della loro malattia come fosse una scelta ponderata e postando ogni giorno una cronistoria delle cose che hanno vomitato prima di entrare in quella taglia 36 e a corredo la foto di una donna scarnificata con tanto di lodi e frasi tipo 'non è meravigliosa? - 400gr. ancora e sarò come lei-'
Non si ha ancora compreso a fondo i
perchè dei disturbi alimentari. Iniziano solo ora a sorgere strutture dedicate alla cura ma sono troppo poche e non sempre hanno al loro interno del personale davvero competente in materia. Questo è il segno che la malattia non è sempre intesa come tale, anzi la tendenza è paradossalmente quella di guardare a questi malati come persone che
se la sono voluta piuttosto che soggetti che vivono e mascherano un disagio molto più grave di quanto non sia visibile da fuori.
Parlare di censura, in questo caso, mi sembra fuori luogo. Si è cercato di riconoscere la dignità di chi ne soffre davvero facendo del proprio corpo un simbolo di morte.
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