A quest'ora dovrei essere ancora lì sotto il palco, con le mani in alto e la faccia stravolta dalla musica e invece sono qui a fare un post su quello che ho visto e sopratutto non ho visto. Erano mesi che aspettavo questo appuntamento...10° anniversario della manifestazione, spostamento da Imola a Venezia in pompa magna per fare le cose ancora più in grande. Anche il sopralluogo avevo fatto, non più di una settimana fa...ma è andata male davvero.
Ero all'erta già da stamattina: guardavo l'ora pensando a quanto mancava, leggevo i quotidiani locali per vedere le foto del giorno prima e scrutavo il cielo per capire cosa mi sarebbe aspettato.
Avevo capito subito che di acqua me ne sarebbe toccata a secchi, ma faceva parte del gioco anche quello e mi ero quantomeno riparata con il minimo indispensabile nello zaino. Quello che non avevo capito è cosa stava succedendo all'interno del parco mentre io ero in coda, in attesa di parcheggiare, sotto la tromba d'aria che ha devastato Venezia in 10 minuti. Vedevo la gente che continuava ad affluire imperterrita e inzuppata d'acqua come niente fosse e pensavo che la cosa peggiore che mi fosse potuta capitare era quella di stare in ammollo nel fango per qualche ora. Invece, una volta parcheggiato, quando di piovere aveva praticamente smesso e accennava ad uscire il sole, si sono iniziate a sentire delle sirene suonare insistenti. E' caduto qualche albero -pensavo-, i pompieri staranno lottando con l'intenso traffico per raggiungere il punto X...ma più ci si avvicinava al parco e più le sirene aumentavano e più era anche la gente che tornava indietro. Lì per lì non ho creduto al primo che, incrociandoci, ha detto qualcosa tipo "è caduto tutto, tornate indietro che è chiuso", ma quando ho visto gli elicotteri del soccorso sorvolare la zona ho capito che era successo qualcosa di grave. Il telefono ha iniziato a suonare, messaggi di gente che da casa mi chiedeva cos'era successo e le mie risposte, tutte uguali, riferite al fatto che di notizie ne stavano avendo di più quelli che non erano lì dov'ero io in quel momento. Mi sono voluta avvicinare all'entrata ugualmente ma non entrava nessuno, stavano solo uscendo quelli che erano già entrati prima. Chi usciva raccontava quel che c'era dentro...o meglio...quel che non c'era più: il palco abbattuto, monitor a terra, tralicci piegati su sè stessi e tanti feriti. Le facce della gente erano grigie come il cielo, tutti attaccati al telefonino per dar notizie a casa, per dire che stavano bene ma che la manifestazione era stata annullata e che non sarebbe rimasto nulla di tutto l'entusiasmo che era in circolo per questo evento.
Di tutto questo rimane la promessa del rimborso dei biglietti , il rumore incessante degli elicotteri andare e venire con in feriti e le mie unghie sbrilluccicanti per l'occasione, che non applaudiranno nessuno. Non oggi.
Non mi rimane che consolarmi con il concerto di Peter Gabriel a P.zza S.Marco il 6 Luglio...se non piove.